L’amianto, noto anche come asbesto, è un minerale fibroso che in passato è stato ampiamente utilizzato nell’edilizia e in vari settori industriali per via delle sue proprietà isolanti e ignifughe e per la sua resistenza meccanica. Tuttavia, nel tempo, si è scoperto che è altamente pericoloso per la salute umana: l’esposizione prolungata alle sue fibre, specialmente se inalate, può provocare gravi malattie come l’asbestosi, il mesotelioma e il carcinoma polmonare. Andiamo ad analizzare questo materiale, a vedere come riconoscerlo e come comportarsi qualora sia presente nella copertura di un immobile.

Friabile o compatto?
È utile sapere che l’amianto si presenta in due forme principali: friabile e compatto. Queste due forme differiscono tra loro per la struttura fisica, ovviamente, e per il rischio di rilascio di fibre nell’aria.
L’amianto friabile
La forma friabile è quella che può essere ridotta in polvere con la semplice pressione delle dita. Questa tipologia è molto pericolosa poiché le fibre, una volta liberate nell’aria, sono facilmente inalabili. Si trova principalmente in materiali isolanti come:
- Guarnizioni presenti nelle centrali termiche o industriali,
- Isolamenti di vecchi impianti di riscaldamento,
- Tubi coibentati,
- Pavimentazioni in vinil-amianto.
La sua natura fragile facilita il rilascio di particelle tossiche nell’ambiente, aumentando notevolmente le probabilità di esposizione.
La forma compatta
L’amianto compatto, invece, ha una struttura più solida, nella quale le sue fibre sono legate a una matrice più rigida, come ad esempio il cemento. In questa forma, è un po’ meno pericoloso perché le fibre rimangono intrappolate nel materiale e sono meno soggette a disperdersi nell’aria, a meno che il materiale non sia danneggiato o sottoposto a usura. È presente principalmente nelle coperture e in altre strutture edilizie come:
- Lastre ondulate in fibrocemento (eternit), spesso utilizzate per tetti e coperture di edifici industriali e agricoli,
- Canne fumarie e tubi di scarico,
- Serbatoi e cisterne per l’acqua,
- Materiali edilizi preformati come mattoni o pannelli,
- Facciate esterne e rivestimenti murali.
Sebbene l’amianto compatto abbia una composizione diversa da quello friabile, rappresenta comunque un pericolo da non sottovalutare. Infatti, quando le superfici vengono danneggiate o si deteriorano, vanno a liberare le fibre nell’aria. Le superfici in cemento-amianto (e quindi nella forma compatta) sono le più diffuse, soprattutto sotto forma di lastre di copertura.

Come riconoscerlo?
In Italia, la produzione e l’uso dell’amianto sono stati vietati nel 1992, ma molte strutture costruite prima di quella data possono ancora contenerlo, in particolare nella forma compatta. Generalmente, si trova in:
- Coperture in fibrocemento, canne fumarie e serbatoi d’acqua presenti in edifici pubblici e privati.
- Guarnizioni, tubi coibentati e altre strutture isolate presenti nelle industrie.
- Tetti di capannoni agricoli, stalle e fienili possono essere stati realizzati in eternit.
Riconoscere l’amianto a occhio nudo non è sempre facile, soprattutto nelle sue forme compatte, dove può sembrare simile ad altri materiali. Tuttavia, ci sono alcuni segnali che possono far sospettare la sua presenza, specialmente nelle vecchie costruzioni:
- Coperture ondulate o lisce in fibrocemento sono spesso riconducibili al noto eternit.
- Tubi e canne fumarie grigi o marroni installati prima del 1992 possono contenerlo.
- Vecchi edifici pubblici o industriali possono presentare pavimentazioni in vinil-amianto.
Se, considerando ciò che abbiamo appena detto, si pensa che sia doveroso effettuare una bonifica, sarà necessario avvalersi del supporto di un professionista. Quest’ultimo potrà effettuare una valutazione prelevando un campione e analizzandolo in laboratorio. In caso di esito positivo, deciderà come agire per proteggere la salute pubblica e l’ambiente.
Smaltire l’amianto e avvalersi di coperture sicure
Come anticipato, la pericolosità di questo materiale deriva dalla sua capacità di rilasciare nell’aria microscopiche fibre che, una volta inalate, si depositano nei polmoni, causando danni irreversibili. Inoltre, questo materiale rappresenta un problema ambientale serio, poiché i materiali che lo contengono, se non correttamente smaltiti, continuano a rilasciare fibre nel tempo.
Proprio per queste ragioni, le attuali normative prevedono l’obbligo di rimozione quando il materiale è friabile, danneggiato o deteriorato. In alternativa alla rimozione, è possibile effettuare l’incapsulamento o il confinamento. Ognuno dei processi è altamente regolamentato e dev’essere eseguito da ditte specializzate e autorizzate. Le modalità di smaltimento variano a seconda del tipo di amianto, ma seguono sempre precisi protocolli per minimizzare il rischio di contaminazione.
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